01 maggio 2006

Studiare


Io non ho mai amato studiare. Il fatto che abbia preso una laurea in ingegneria non significa nulla. Odiavo passare le giornate ad imparare le cose per poi ripeterle come una scimmia ammaestrata al professore di turno. Per questo mi sono sempre impegnato per superare l'esame e niente più, se poi prendevo un bel voto era perlopiù per fortuna o perchè l'argomento mi interessava un po' di più del solito.
Adesso che non studio più da un anno e mezzo credo di aver capito la mia stupida psicologia. A me non piaceva studiare una materia NON perchè non fosse interessante bensì perchè in quel momento non mi SERVIVA.
Mi spiego meglio: quando si studia "Analisi 2" non si capisce assolutamente a cosa servano tutti i teoremi, i lemmi e tutto il resto. La teoria e gran parte degli esercizi vengono imparati meccanicamente e certe definizioni devono essere studiate praticamente a memoria, senza un reale legame con la realtà. Nel momento in cui mi sono trovato a studiare un campo magnetico per la mia tesi sono andato a riprendermi il libro di analisi 2 e a cercare le parti che mi interessavano.
Ogni cosa era quasi immediatamente chiara, sapevo dove cercarla e si capiva dove avrebbe potuto portarmi. In quel momento ho capito che quando credevo di studiare cose inutili era soltanto perchè non ero ancora pronto per studiarle, ma in realtà le assimilavo lentamente senza accorgermene. Adesso talvolta mi pento di non aver ascoltato più attentamente qualche professore, perchè so che nel momento in cui avrò qualche dubbio o la necessità di un chiarimento non avrò più una persona più competente a cui chiedere consiglio o almeno non sarà così facilmente reperibile come all'università.
Ho scoperto troppo tardi che probabilmente ero una delle poche persone a cui piaceva studiare, se ci avessi pensato prima avrei potuto prendere 110 e lode e vantarmi al bar con gli amici.
Sarà poi davvero troppo tardi?

9 commenti:

Spinazzi ha detto...

ueilà, che perle di saggezza!! utili per chi deve ancora finire di studiare...come me!

c:llo ha detto...

caro busca, forse il fraintenbimento sta nel concetto stesso della parola "studiare"... forse studiare perchè si deve non è davvero studiare, ma come dici tu è forse più assimilare svogliatamente dei concetti e delle nozioni che in quel momento non si è pronti a fagocitare... come mangiare quando sei sazio... crea una sensazione di disagio e rifiuto... anche se in molti casi il senso di pienezza forse è da considerarsi autoindotto o presunto tale, diciamo psicosomatico... in questa fase della mia vita mi trovo a studiare molto più volentieri anche io, mentre non l'ho mai fatto con piacere per nessun esame in particolare (anche perchè ho fatto un'università in cui gli esami si dividono in due categorie: quelli in cui si studia che sono noiosi e quelli in cui si progetta che sono belli) però adesso mi capita di documentarmi fare forcare disfare per dei alvori, cercare ispirazioni, documentarmi... non so forse perchè mi appassiono di più o perchè ne vedo un fine più utile che prendere un bel voto ed alzare la media... ma forse credo che il rigetto provocato da un certo tipo di studio forzato serve proprio ad apprezzare di più lo studiare per piacere o meglio con piacere ma con una finalità specifica ed evolutiva... sì forse la parola giusta è evoluzione... ora studio perchè poi farò meglio un lavoro, quindi miglioro... per un esame studi perchè devi passarlo... ma forse mi sbaglio...

ilCannetta ha detto...

tutto questo è perchè non hai mai conosciuto Analisi 3...

Mr. Slide ha detto...

Studiare è il vero lavoro, quello che ci permette di tornare alla nostra condizione preadamitica..

Dottor Costa ha detto...

Drogarsi e bere sono il vero lavoro, quello che ci permette di tornare alla nostra condizione preadamitica..

ilbusca ha detto...

Ehi, preadamitici sarete voi...

Il Ceruti ha detto...

Io sono a posto perchè la condizione preadamitica mi è venuta subito dopo il morbillo, quand'ero piccolo, e il dottore ha detto che non mi verrà più.
E' normale che quando studi materie, con applicazione pratica nel tuo lavoro, ti appassioni e pensi che ti "piaccia studiare"...
Ma se domani arriva il tuo professore di storia che ti vuole fare una lezione di 3 ore sul (ancora!) medioevo lo mandi affanculo. Altro che il piacere dello studiare, è troppo generico, nella vita assimili solo il 2,667% di quello che ti viene insegnato perchè ti piace. Il resto per fare bella figura al trivial.

Ing. Ale ha detto...

Girovagando per la rete mi sono imbattuto in questo curioso blog che oserei definire "per pochi intimi" e che mi par molto forbito nei modi e nelle parole.

Venendo al sodo...questa tua disamina sullo studio personale credo sia abbastanza veritiero..vale in generale per tutti...e ti dirò di più...dall'alto della mia laurea in Ingegneria Civile al Politecnico di Milano (dai, un pò potrò tirarmela!) ti posso dire che dal momento in cui ho smesso di studiare all'Uni mi sono reso conto PIANO PIANO (diamo un lasso temporale: 3 anni) che TUTTO quello che ho studiato mi serve tutt'ora. E ancorchè sia una frase trita e ritrita quello che ti dà l'università non è il pezzo di carta (aspetta...si anche quello!) ma LA FORMA MENTIS (in particolare per l'ingegnere).
Me ne rendo conto tutti i giorni, sempre di più, confrontandomi e con colleghi di pari età (ho 34 anni) sia con i sempre utili "vecchi ingegneri", che sono, almeno per me, fonte di certezze continue... Sono un pò come quei professori che a te piacerebbe tanto consultare nel caso del bisogno.

Ora, LO STUDIO come lo intende uno studente NON E' imparare, ma piuttosto un "non perdere troppo tempo su molte sottigliezze" che possono servire sì ad innalzare una media, ma che a conti fatti lasciano il tempo che trovano.

Una volta che una persona SMETTE di studiare in realtà STUDIA in maniera differente, cioè IMHO mette in pratica (anche inconsciamente) le sue nozioni, che faranno parte del suo essere.

Quindi in definitiva, sono d'accordo con te sul fatto che all'università assimili la marea di cazzate che leggi e non devi preoccuparti perchè più vai avanti più l'esistenza nel suo complesso ti apparirà chiara (ma questo è più un discorso psico-metodologico che tecnico-ingegneristico).
Ovviamente con gli stimoli giusti!

Un saluto a tutti.

ilbusca ha detto...

Bravo Ing. Ale! Spero che contribuirai coi tuoi commenti anche ai nuovi post del blog!
Ingegneria rulez comunque.